13) Locke. Conoscenza e verit.
Per Locke la verit consiste nell'unire o nel separare segni, cio
parole, le quali a loro volta sottendono idee. Il rapporto fra la
parola e le cose porta alla verit. Anche Locke accetta il metodo
matematico-scientifico.
J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, quarto, capitolo quinto
(pagina 186).

Mi sembra che la verit, in quello che il nome propriamente vuol
dire, non significhi nient'altro se non unire o separare segni
secondo che le cose significate da quei segni sono in accordo o
disaccordo l'una con l'altra. L'unire o separare segni, qui
menzionato,  ci che con un altro nome si chiama proposizione.
Perci la verit appartiene propriamente soltanto a proposizioni,
e di esse ci sono due specie, cio quella mentale e quella
verbale, come ci sono due specie di segni comunemente usati, cio
le idee e le parole. Quando le idee sono poste insieme o separate
nello spirito secondo che esse o le cose, in luogo delle quali
stanno, in accordo o in disaccordo, si ha quella che potrei
chiamare la verit mentale; ma la verit delle parole  qualcosa
di pi, e consiste nell'affermare o negare le parole l'una
dell'altra, secondo che le idee, in luogo delle quali quelle
parole stanno, sono in accordo o disaccordo. La verit delle
parole, a sua volta,  di due tipi: o puramente verbale e
irrilevante... o reale e istruttiva, e questo  l'oggetto della
conoscenza reale della quale abbiamo gi parlato. La verit come
la conoscenza pu cadere sotto la distinzione tra ci che 
verbale e ci che  reale. La verit  soltanto verbale quando i
termini sono uniti secondo l'accordo o disaccordo delle idee in
luogo delle quali esse stanno, senza considerare se le nostre idee
abbiano realmente un'esistenza in natura o siano in grado di
averla. Ma questi segni contengono una verit reale, quando sono
uniti nel modo in cui le nostre idee concordano, e quando le
nostre idee sono tali che noi sappiamo che esse sono capaci di
avere un'esistenza in natura. Nel caso delle sostanze non possiamo
saperlo se non sapendo che ne sono esistite di simili. La verit
consiste nel tradurre in segni mediante parole l'accordo o
disaccordo tra le idee, come esso ; il falso consiste nel
tradurre in segni con parole l'accordo o disaccordo tra le idee in
modo diverso da quello in cui esso . E nella misura in cui le
idee, cos contrassegnate con suoni, concordano con i loro
archetipi, soltanto in questa misura la verit  reale. La
conoscenza di questa verit consiste nella conoscenza di quali
idee le parole indicano, e nella percezione dell'accordo o
disaccordo di quelle idee, secondo il modo in cui esso  tradotto
in segni per mezzo di quelle parole.
La certezza  di due specie: certezza della verit e certezza
della conoscenza. La certezza della verit si ha quando le parole
sono messe insieme in proposizioni in modo da esprimere
esattamente l'accordo o disaccordo delle idee che esse
significano, nel modo in cui esso realmente . La certezza della
conoscenza consiste nel percepire l'accordo o disaccordo delle
idee, come esso  espresso in una proposizione. Questo  ci che
di solito chiamiamo conoscenza, ossia essere certi della verit di
una proposizione. Ora, poich non possiamo essere certi della
verit di una proposizione generale, a meno che conosciamo i
limiti precisi e l'estensione della specie, che i termini di
quella proposizione indicano,  necessario che conosciamo
l'essenza di ogni specie, dal momento che l'essenza costituisce e
limita la specie. Far questo non  difficile in tutte le idee
semplici e nei modi. Infatti in questi l'essenza reale e l'essenza
nominale sono identiche, o, ed  la stessa cosa, l'idea astratta,
indicata dal termine generale,  l'unica essenza e l'unico limite
che c' o che si pu supporre che ci sia per la specie: perci non
pu sussistere nessun dubbio sull'estensione della specie, ossia
sulle cose che sono comprese sotto ciascun termine. Queste sono, 
evidente, tutte quelle che hanno una esatta conformit con l'idea
indicata dal termine, e nessun'altra. Ma nel caso delle sostanze,
nelle quali si suppone che ci sia un'essenza reale, distinta
dall'essenza nominale, che costituisce, determina e limita la
specie, l'estensione della parola generale  molto incerta,
perch, non conoscendo l'essenza reale, non possiamo sapere che
cosa appartiene o non appartiene a quella specie, e, di
conseguenza, ci che pu o non pu essere affermato di essa con
certezza. I nomi di sostanza, perci, quando vengono usati per
indicare specie che si suppone siano costituite da essenze reali,
che non conosciamo, non sono in grado di portare certezza
all'intelligenza. Della verit delle proposizioni generali fatte
con termini di questo genere non possiamo essere sicuri. Le idee
complesse che sono propriamente indicate dai nostri nomi della
specie di sostanze, sono raccolte di qualit che sono state
osservate coesistere in un sostrato sconosciuto, che chiamiamo
sostanza. Ma non possiamo conoscere con certezza quali altre
qualit necessariamente coesistono con quelle combinazioni, a meno
che possiamo scoprire la loro naturale dipendenza. Ora, nel caso
delle qualit primarie, possiamo fare pochissima strada in questa
direzione; e nel caso delle loro qualit secondarie non possiamo
scoprire affatto nessuna connessione di questo genere. Quanto
maggiore, in realt,  il numero delle qualit coesistenti che
uniamo entro un'unica idea complessa, sotto un unico nome, tanto
pi preciso e determinato  il significato che diamo a quella
parola; ma tuttavia non lo rendiamo mai, con ci, pi capace di
certezza universale in relazione alle qualit non contenute nella
nostra idea complessa, perch non percepiamo la loro reciproca
connessione o la loro mutua dipendenza, ignorando sia la reale
costituzione sulla quale esse sono fondate, sia anche il modo in
cui derivano da essa. Infatti la parte pi importante della nostra
conoscenza che riguarda le sostanze non , come nelle altre cose,
semplicemente conoscenza della relazione di due idee che possono
esistere separatamente, ma  conoscenza della connessione
necessaria e della coesistenza di diverse idee distinte nello
stesso soggetto, o della loro incompatibilit a coesistere a
questo modo. Se potessimo cominciare dall'altra parte, e scoprire
che cos' ci in cui consiste quel colore, ci che ha fatto s che
quel corpo sia pi leggero o pi pesante, quale struttura delle
parti lo ha reso malleabile, fusibile e fisso, e capace di
sciogliersi in una specie di liquido e non in un'altra, se, dico,
avessimo dei corpi un'idea di questo tipo, e potessimo percepire
in che cosa originalmente consistono tutte le qualit sensibili e
come esse sono prodotte, potremmo costruire idee astratte di esse
che ci fornirebbero di materia per una conoscenza pi generale, e
ci renderebbero capaci di fare proposizioni universali dotate di
verit generale e di certezza. Ma, fino a quando le nostre idee
complesse delle specie di sostanze sono cos lontane dalla
costituzione interna e reale dalla quale dipendono le qualit
sensibili, e sono fatte soltanto di una raccolta imperfetta delle
qualit che appaiono ai nostri sensi e che noi possiamo scoprire,
ci possono essere poche proposizioni generali riguardanti le
sostanze della cui verit reale possiamo essere certi con
sicurezza, perch ci sono soltanto poche idee semplici della cui
connessione e coesistenza necessaria possiamo avere conoscenza
certa e indubitabile. E' possibile che uomini dotati di spirito di
ricerca e di osservazione possano penetrare oltre, in base alla
forza del loro giudizio, e, sulla base di probabilit tratte da
osservazione accurata e da suggerimenti ben connessi insieme,
spesso indovinino rettamente ci che l'esperienza non ha ancora
scoperto a essi. Ma si tratta pur sempre di un indovinare: esso si
riduce soltanto a opinione e non ha quella certezza che  un
requisito della conoscenza. Non si pu mai trovare certezza
generale se non nelle nostre idee. Ogni volta che andiamo a
cercarla altrove, nell'esperimento o nelle osservazioni fuori di
noi, la nostra conoscenza non va oltre i particolari. Soltanto la
contemplazione delle nostre idee astratte  in grado di offrirci
conoscenza generale.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 652-654.
